Alimenti di origine suina per l'atleta
Le carni suine fresche alla pari di quelle conservate con procedimenti di salatura e stagionatura (gli insaccati), risentono ancora di una cattiva fama, dovuta alle intense campagne che nei decenni passati ne mostravano impietosamente e vigorosamente i difetti nutrizionali in termini di stretto collegamento (aumento) con gli indici di rischio degli eventi cardiovascolari.
Se tutto ciò era vero ieri - per carni provenienti da alcune specie suine e da individui spesso alimentati in modo incongruo - oggi costituisce certamente un errore da un punto di vista nutrizionistico.

Tale errore ha, però, ripetiamo, un fondamento storico: l' indubbio collegamento tra consumo di carni suine e rischio cardiovascolare erano dovuto sia all'alto contenuto di colesterolo che alla quantità e qualità (composizione in acidi grassi in prevalenza saturi) dei grassi presenti nella carne di maiale.
Va sottolineata a tale proposito l'importanza dell'associazione del valore di colesterolo al valore degli acidi grassi saturi "Cholesterol - Saturated Fat Index" o "CSI" di Connor (Lancet, May 31, 1986) come potenziale predittore della capacità aterogena di un alimento.

Questa composizione "storica" delle carni suine derivava dalle scelte genetiche operate negli allevamenti e dall'alimentazione dei suini. Veniva preferito l'animale sostanzialmente pesante sia nell' industria della trasformazione sia nella vendita in macelleria per il consumo di carni fresche; il maiale era nutrito secondo schemi tradizionali, con razioni povere di proteine e ricche in carboidrati e grassi saturi.
Se si considera la meravigliosa capacità di trasformazione che possiede il maiale si comprende facilmente che si abbattevano animali con molto grasso sia sottocutaneo che interno e di infiltrazione muscolare: carni dunque molto grasse; inoltre va evidenziato che il grasso era composto soprattutto di miscele di acidi grassi saturi a catena lunga.
Già dai primi anni '90 però, la situazione è sostanzialmente mutata. Gli allarmi lanciati da nutrizionisti ed epidemiologi, sembrano per una volta non esser rimasti inascoltati.

Maiale I fattori da considerare per questa nuova composizione delle carni porcine sono due: si sono progressivamente adottate specie geneticamente differenti e l'alimentazione degli animali si è fatta più razionale con l'introduzione di razioni mirate, ricche di farine di pesce e acidi grassi di origine vegetale; il tutto finalizzato all'allevamento di animali con mezzene e tagli meno grassi e con composizione diversa degli Ac. grassi.

Si sono dunque ottenute carni a minor contenuto di colesterolo per cento g di parte edibile (da valori attorno a 70 mg % g è passato a 50 mg % g di parte edibile circa) e contemporaneamente il grasso di infiltrazione muscolare dal 30-40% si è ridotto al 3-7 % (a seconda dell'età di macellazione); infine il rapporto tra acidi grassi saturi e insaturi, monoinsaturi e polinsaturi è completamente invertito.
Da un 60% di saturi si è passati al 40% mentre i monoinsaturi sono circa il 35% con circa il 20% di polinsaturi. Se l'analisi si spinge a valutare il tessuto adiposo (il lardo o il guanciale o la pancetta) i dati risultano ancora più interessanti: per il lardo si è avuta già nei primi anni '90 una composizione percentuale con circa il 34% di ac. grassi saturi (di cui C18:0 = 11%), il 37% di monoinsaturi e il 29% di polinsaturi.

Le seguenti tabelle mostrano l'evoluzione della composizione di alcune carni suine sia per i tagli da consumarsi freschi che per i prodotti conservati.

Caratteristiche merceologiche delle carni suine
  Parte edibile% Acqua Proteine Lipidi
Maiale magro 1986 Bistecca 75 74 18,3 3
Salsiccia fresca cruda 51,3 51,3 14,3 30,8
maiale 1986 grasso taglio magro 100 (*) 9,75 12,75 12,75
taglio semigrasso 100 (*) 60 17,2 22,1
taglio grasso 100 (*) 49 14,5 37,3
maiale leggero1998 bistecca 74 69,6 21,3 8
coscio 87 75,2 20,2 3,2
lombo 79 70,7 20,7 7,0
spalla 79 73,1 19 6,3
Salsiccia fresca cruda   53,6 15,4 26,7
coscio 90 72,9 20,4 5,1
maiale leggero1998 lombo 78 68,0 20,8 9,9
100 (*) = taglio disossato


Caratteristiche delle carni conservate: il prosciutto
Il Prosciutto (DOP)


Dal 1996 l' UE ha attribuito il marchio "Denominazione d'Origine Protetta" (DOP), istituito nel 1992, ai prosciutti crudi di Parma e di San Daniele del Friuli riconoscendone così la caratteristica di prodotti derivanti dalla trasformazione agro-alimentare la cui produzione e lavorazione avviene in un'area precisa geograficamente delimitata e con esperienza produttiva specifica e ben documentata.
Le caratteristiche di qualità che permettono ai due prodotti il DOP derivano dalla materia prima, dalla lavorazione, dalla stagionatura.

Maiale Materia prima
I maiali "suini pesanti italiani" nostrani e di razze selezionate (Large White e Landrace o combinate col Duroc per il San Daniele) allevati soprattutto nell'area padana, dove la tradizione di allevamento dei suini risale quantomeno alle popolazioni celtiche, di almeno 9 mesi e almeno 160 kg danno cosce fresche di peso tra i 10-12 kg (Parma) e di almeno 11 kg (San Daniele) con almeno 1.5 cm di grasso di copertura.
E' da notarsi che i suinetti sono certificati e marchiati subito dopo la nascita e certificati da adulti prima della macellazione.
L'alimentazione estremamente curata dei suini è parte integrante della qualità del prodotto finale e ha permesso di ottenere quella variazione della composizione in acidi grassi cui si è fatto riferimento nell'analisi delle caratteristiche nutrizionistiche delle carni da consumarsi fresche.

I passaggi della lavorazione prevedono:
1) il raffreddamento della coscia per 24 hrs,
2) la rifilatura che elimina cotenna e grasso in eccesso,
3) la salatura con solo NaCl,
4) il riposo per 60 - 90 giorni a bassa temperatura,
5) la lavatura e asciugatura,
6) la toelettatura che serve a dare la forma al prosciutto (pressatura per il prosciutto San Daniele),
7) la sugnatura che ammorbidisce le carni e ne permette l'invecchiamento progressivo,
8) la stagionatura secondo quanto indicato dalla legge (10 - mesi per il prosciutto di Parma di peso minore di 9 kg e 12 mesi per prosciutti di peso maggiore e 13 mesi per il prosciutto San Daniele),
9) la marchiatura a garanzia della qualità del prodotto.


Al termine di questo processo il prosciutto ha perso circa il 25% del peso fresco e le caratteristiche merceologiche e organolettiche ne fanno un alimento estremamente indicato per gli sportivi.
Infatti i lenti processi di trasformazione in senso proteolitico e lipolitico hanno scisso le proteine del muscolo dando luogo a notevoli quantità di Aminoacidi in forma libera .

Le seguenti tabelle dovute alla cortesia del Consorzio di tutela e del Consorzio del Prosciutto di San Daniele riportano il contenuto in Ac. Grassi e Colesterolo e i parametri chimici dei due prodotti.


  Colesterolo(mg) Acidi Grassi(g)
per 100 g edibili   Saturi Monoinsaturi Polinsaturi
San Daniele 70 7,35 11,50 2,30
Parma 76 7,05 11,35 2,42
San Daniele %   29,5
(C16:0=22,6)
70,50
(C18:1ω9=39.6)
Parma %   28,8 71,16


per 100 g edibili H2O (g) Proteine (g) Lipidi (g) Cal (kcal)
San Daniele*** 60,1 27,5 #= 26,6 3,5 155
Parma ** 61,8 26,8 3,4 138
*** = sgrassato
# = indice di Proteolisi
San Daniele 47,4 25,0 22,0 310
Parma 50,8 22,7 21,0 280


Sinteticamente va ricordato che il prosciutto crudo DOP costituisce un alimento con caratteristiche ottime per l'alimentazione dell'atleta anche per la ricchezza in minerali, Fe, Ca, P; in particolare considerando che il consumo avviene con pane si evidenzia un rapporto ottimale tra Ca e P. Ad esempio un panino con 50 g di pane (a parità di calorie per pezzatura) e 35 g di San Daniele magro dà:

rosetta 50g proteine: 4,10 lipidi: 0,20 glucidi: 33,75 Cal: 145
pane integrale 60g proteine: 4,50 lipidi: 0,78 glucidi: 32,28 Cal: 146
pane condito 50g proteine: 3,85 lipidi: 2,90 glucidi: 29,15 Cal: 152
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