I grassi omega 3 nella dieta dell'atleta
Dott. Luca Piancastelli
www.lucapiancastelli.it
Fino a qualche tempo fa, parlare di grassi alimentari ad un atleta, di qualsiasi livello e disciplina, rappresentava una sorta di eresia.
Negli ultimi anni proprio i grassi tanto demonizzati, hanno assunto un'importanza via via crescente nell'alimentazione quotidiana, tanto da diventare elemento fondamentale di alcuni programmi nutrizionali, basti pensare alla dieta metabolica e alla dieta a zona.

E' però necessario sottolineare che non tutti i grassi sono uguali; la loro diversità è legata alla differente struttura chimica e soprattutto alla presenza di doppi legami nello scheletro carbonioso.

Si parla dunque di grassi saturi, monoinsaturi e polinsaturi a seconda del numero di doppi legami e si indica con la lettera omega (o n) seguita da un numero, la posizione del primo doppio legame (ad esempio omega 3 o n-3 rappresentano due sinonimi).

L'interesse suscitato in particolare dagli acidi grassi polinsaturi omega 3, risale ad alcune semplici osservazioni epidemiologiche riportate circa 25 anni fa da Dyeberg e Bang sugli Inuit, popolazione eschimese della Groenlandia. In tali studi si ipotizzava la associazione tra bassa incidenza di malattie cardiovascolari, diabete , sclerosi multipla e asma bronchiale e le abitudini alimentari di queste popolazioni. Altri epidemiologi cercarono di avvallare una ipotesi genetica, subito smentita dalla comparsa di patologie cardiovascolari in Inuit trasferitisi nelle regioni settentrionali del Canada e che avevano acquisito abitudini dietetiche locali.
Dalle suddette analisi emerse che la dieta degli Inuit comprendeva un elevato consumo di pesce e di carne di foche e trichechi (che a loro volta si nutrono di pesce).
Tali alimenti sono ricchi di omega 3 e soprattutto i pesci contengono 2 acidi grassi polinsaturi molto importanti: l'acido eicosapentaenoico (EPA) e l'acido docosaesaenoico (DHA). Gli acidi grassi EPA e DHA si trovano nel fitoplancton e nello zooplancton (dove sono sintetizzati) che rappresentano il primo anello della catena alimentare nei mari e negli oceani.
DHA Per questo motivo rinveniamo alte concentrazioni di omega 3 nei pesci di acqua salata ma soprattutto in quelli che popolano le acque fredde, come tonno, aringhe, sardine, sgombro.
Si pensi che la concentrazione di EPA e di DHA nell'olio di pesce è 10-100 volte superiore rispetto a quella presente negli oli animali di origine terrestre. Tra le fonti terrestri, l'olio di semi, l'olio di rapa e l'olio di soja rappresentano le principali fonti di omega 3.

Attualmente nei paesi occidentali il consumo di pesce è ridottissimo, mentre si è verificato un aumento drastico del consumo di fonti di omega 6 (carne e prodotti estremamente raffinati tecnologicamente) tanto da creare un rapporto omega 6/omega 3 di circa 20-30/1. Partendo dalle prime osservazioni di Dyeberg e Bang sono stati condotti studi miranti a stabilire l'effetto dell'aumento del consumo di pesce "grasso" sull'incidenza di patologie cardiovascolari in persone cosiddette "a rischio" e che non assumevano frequentemente tali nutrienti.

Tutti gli studi hanno senza riserva dimostrato l'importanza in termini di cardioprotezione del consumo continuativo di acidi grassi omega 3.

Alla luce di questi dati, il primo punto saliente da rilevare è insito proprio nelle potenzialità cardioprotettive degli omega 3; l'atleta, soprattutto colui che svolge attività prolungate nel tempo, tipo endurance, chiede prestazioni estreme al proprio organismo. Sovente ci si dimentica che il cuore è un muscolo ed in quanto tale si affatica e va incontro ai medesimi stress di tutti gli altri muscoli; in tal senso, deve trovare una logica l'utilizzo di un prodotto del tutto naturale che possa ottimizzarne la funzione proteggendolo al contempo.

Un altro elemento non trascurabile è rappresentato dalla notevole fonte energetica rappresentata dai grassi. La disponibilità di carboidrati influenza l'utilizzazione dei grassi per l'energia. In una situazione di riserve adeguate, i carboidrati diventano il combustibile preferito, soprattutto durante l'esercizio aerobico ad alta intensità. Questa preferenza deriva dalla più rapida utilizzazione dei carboidrati a scopo energetico. Consumare una dieta ad alto contenuto di grassi per un periodo protratto, produce adattamenti enzimatici che migliorano la capacità dell'individuo di ossidare i grassi durante l'esercizio.dinamismo
Inoltre non solo 1 grammo di grassi fornisce 9 KCal contro le 4 dei carboidrati, ma, a differenza dei carboidrati, i lipidi non stimolano la secrezione di insulina, ormone pancreatico in grado di condizionare negativamente la performance soprattutto negli sport di endurance, di resistenza.
Infine alcuni studi, di cui alcuni ancora in corso d'opera, riferiscono come sembri che gli acidi grassi polinsaturi della famiglia degli omega 3 svolgano una certa azione stimolante nei confronti dell'ormone ipofisario GH.

Risulta, in sintesi, importante conoscere ciò che mangiamo e soprattutto dare la giusta importanza dietetica ai grassi, in particolare modo a quelli che per caratteristiche organiche rappresentano una importante e salutare fonte per l'organismo. Conoscere i potenziali effetti benefici dei nutrienti ci aiuta ad imparare a seguire una alimentazione corretta e completa e soprattutto a sfatare il terrore di molte persone che "il grasso diventi grasso" per partito preso.

Dobbiamo dunque riservare il giusto spazio soprattutto ai grassi derivanti dal pesce, cosa che invece stiamo tralasciando, spinti soprattutto dai ritmi di vita sempre più concitati.
Nel caso in cui non sia possibile inserire nel programma dietetico il pesce, anche per una semplice ragione di gusto, sarebbe giusto integrare con supplementi dietetici che si trovano agevolmente in commercio o più semplicemente assumendo il classico olio di pesce..... il che è tutto dire....
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